“Due vasi di ortensie” è il titolo di una novella di Achille Campanile. Racconta di un signore milanese che in una notte di primavera ruba due vasi di ortensie da una fioriera davanti a un Caffè. È incensurato,e al commissario,stupito della singolarità di quel furto, dice di averli rubati per portarli sulla tomba di sua moglie. Il che accresce lo stupore del commissario: «E lei, per fare omaggio alla tomba di sua moglie, ruba? Questo è peggio che non portare niente. Che valore ha un omaggio sontuoso, ma di origine furtiva?». Il signore in nero tace. Ma dopo essere stato rilasciato, «in considerazione degli ottimi precedenti», si sfoga in un lungo soliloquio. Tutto era cominciato in un pomeriggio di domenica, quando non si sa come consumare il tempo e si trascinano i piedi lungo le strade del centro. Passando di fronte a un elegante caffè, in galleria, la moglie aveva espresso il desiderio di fermarsi e prendere posto in un tavolino per gustare insieme un gelato. «Perché farci spolpare qui?», replicò il marito. Era un uomo con la testa sulle spalle, sempre pronto al risparmio. Mai avrebbe buttato qualche biglietto da mille per un’inutile pazzia. Per questo la condusse in una via secondaria, in un negozietto dove non c’erano né fiori, né musica e nemmeno folla, ma in compenso i gelati erano buoni come nell’elegante Caffè e i prezzi più accessibili. Avevano gustato un ottimo gelato senza pagare il lusso. Solo dopo che la moglie fu morta, il vedovo – riflettendo in continuazione su molte cose di cui prima non s’era nemmeno accorto – capì ciò che lei desiderava quella domenica. Non voleva il gelato, non voleva riposarsi. Voleva una volta tanto sentirsi degna di una piccola follia. Voleva una volta tanto sedersi anche lei in un Caffè alla moda, tra la gente e i fiori. Tormentato dal rimorso, prende una decisione. Quella notte, passando davanti al Caffè chiuso col recinto dei tavolini vuoti all’esterno e i fiori intorno, aveva rivisto quell’angolino e gli erano tornati un dolore, un rimorso, una disperazione intollerabili: erano quello stesso angolo, quegli stessi due vasi, proprio quelli fra i quali lei voleva sedersi, ma lei non c’era più. Li aveva rubati. Per portarglieli sulla tomba e avere lui finalmente pace.
11 febbraio 2012 | Categories: Amore, Libri, Salute e Benessere | Lascia un commento »